lunedì 20 luglio 2009


Paura e coraggio

La paura. Insinua dubbi, frena, a volte attanaglia e impedisce la vita.
Per vincerla bisogna lottare, affrontare ogni evento dell'esistenza attivamente, senza fermarsi.
Questo è il coraggio.

Dal punto di vista del Buddismo ciò equivale a perseverare nella pratica della Legge mistica cercando nella profondità della propria vita il cuore del Budda, trasformando la causa della sofferenza che risiede dentro di noi.
Questo è il coraggio.


L'offerta del coraggio

Come vengono considerati la paura e il coraggio all'interno della millenaria tradizione buddista, dalla dottrina più antica (theravada), alla corrente mahayana, che indica nella ricerca dell'Illuminazione per sé e per gli altri la strada per sconfiggere

Questo è il mio pensiero costante:
come posso far sì che tutti gli esseri viventi
accedano alla via suprema
e acquisiscano rapidamente il corpo di Budda?

(Il Sutra del Loto, Esperia, p. 305)

Per il Buddismo, la condizione della sofferenza è causata dall'ignoranza della naturale realtà illuminata sia del vivente sia del non vivente. L'ignoranza è la causa profonda delle paure che condizionano l'esistenza: paura di fallire, di separarsi da chi si ama, paura della guerra, paura della morte e a volte del mondo.
A ben guardare, tuttavia, non tutte le paure limitano il raggiungimento della felicità. I bambini hanno naturalmente paura. La paura è dunque, ovviamente, necessaria alla vita. Altrettanto ovvio è che troppa paura nuoce alla vita.

La percezione quotidiana: un mondo di paura
Molti, troppi italiani soffrono per un eccesso di paura: nel 2000 gli ansiolitici sono stati i farmaci più venduti tra le specialità non rimborsabili, con una spesa farmaceutica pari a 751 miliardi delle vecchie lire (fonte: Ministero della Sanità). Sul sito www.ansia.info si trova scritto: «La prevalenza del disturbo di panico nella popolazione generale viene stimato tra l'1% e il 5%, mentre fino al 20% della popolazione generale avrebbe sperimentato attacchi di panico sporadici nel corso della propria vita. Il disturbo di panico è più frequente di 2-3 volte nelle donne rispetto agli uomini». Dunque, il panico non è un fenomeno marginale nella vita di ciascuno, vuoi perché se ne soffre, vuoi perché si intrattengono relazioni con chi ne soffre. Cosa vuol dire in termini pratici? Poniamo che il 5% delle persone che incontriamo soffra o abbia sofferto di attacchi di panico, e poniamo che ci capiti di incontrare anche solo venti persone al giorno, allora mediamente ogni giorno avremo incontrato almeno una persona che soffre o ha sofferto di attacchi di panico. Questi dati sono una spia accesa costantemente sul rosso nel quadro comandi della macchina in corsa delle nostre vite individuali e del nostro sistema Paese.
Come affrontare le paure secondo la prospettiva buddista? Per rispondere a questa domanda è utile inquadrare come il Buddismo abbia affrontato nel suo percorso storico il tema della sofferenza.

Il Buddimo theravada: eliminare la sofferenza eliminando gli attaccamenti
Secondo la dottrina del Buddismo antico o theravada, l'origine della sofferenza sarebbe da cercarsi nell'attaccamento ai desideri e alle passioni. La paura potrebbe così intendersi come conseguenza del non ottenere ciò che si desidera o di perdere ciò che si è ottenuto. Ad esempio: la paura di non diventare mai ricchi o benestanti, o la paura di non giungere mai a una posizione di rispetto nel proprio gruppo sociale. O per converso, la paura di perdere la propria ricchezza, la paura di perdere il proprio rango o la propria posizione sociale.
In base a tale dottrina, la comprensione della catena di cause ed effetti che determina la comparsa delle sofferenze può fornire l'occasione per porre fine al soffrire. In altre parole: eliminata la causa della sofferenza, eliminata la sofferenza. Poiché la causa della sofferenza è da cercarsi nel desiderio, o meglio nell'attaccamento ai nostri desideri, occorre agire drasticamente per sradicare gli attaccamenti scegliendo uno stile di vita particolarmente austero, come testimoniano le rigide regole monastiche del primo Buddismo.

Il Buddismo mahayana: la via del bodhisattva
Il Buddismo mahayana, pur riconoscendo l'essenziale vacuità di tutti i fenomeni, si pone fin dall'inizio in antitesi con una nozione puramente ascetica del vivere. La considerazione che qualsiasi oggetto del desiderio è comunque soggetto all'impermanenza non può esimere il credente dalla responsabilità di offrire agli altri esseri viventi una via, anzi "la Via", per ottenere l'Illuminazione, non esime l'individuo dall'adoperarsi per infrangere le catene causali che trattengono gli altri esseri in una condizione di prigionia esistenziale. Nel Buddismo mahayana si pone l'accento sulla natura relazionale della realtà: tutti gli esseri e tutte le cose sono in relazione tra loro, tutti i fenomeni sono interdipendenti. La sofferenza dell'individuo è legata alla sofferenza dell'ambiente in cui vive, la felicità della persona dipende dalla felicità altrui. La via per la salvezza è la pratica del bodhisattva, di colui che ricerca l'Illuminazione per sé e per gli altri.
Per attraversare il mare della sofferenza e approdare all'Illuminazione, i bodhisattva dovevano compiere sei pratiche, dette le sei paramita:
la pratica dell'offerta;
la pratica dell'osservare i precetti;
la pratica dell'essere tolleranti;
la pratica dell'assiduità;
la pratica della meditazione;
la pratica dell'ottenimento della saggezza.
La pratica dell'offerta - centrale nel Buddismo mahayana - comprende tre aspetti: la pratica dell'offerta materiale, la pratica dell'offerta alla Legge e la pratica dell'offerta del coraggio. Offrire coraggio significa liberare le menti altrui dalla paura e portare la pace.

La pratica dell'offerta del coraggio nella prospettiva del Buddismo di Nichiren Daishonin
La pratica dell'offerta del coraggio, ossia di liberare le altrui menti dalla paura, è di particolare importanza seguendo la prospettiva del Buddismo di Nichiren Daishonin.
In un brano del Gosho intitolato Il vero Oggetto di culto, una delle tante lettere che Nichiren Daishonin scriveva a beneficio dei suoi discepoli, si legge: «Il sutra Muryogi afferma: "[Chi abbraccia questo sutra] realizzerà naturalmente le sei paramita senza averle praticate» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, p. 232). Il presidente della Soka Gakkai internazionale Daisaku Ikeda, commentando il brano appena citato, scrive: «La prima delle sei paramita è "la donazione". Esistono tre tipi di donazione: la "donazione del tesoro", vale a dire le offerte materiali; la "donazione della Legge", cioè lodare e insegnare la Legge; e la "donazione del coraggio", che consiste nell'eliminare la paura e dare la serenità. Senza scendere in dettagli, vorrei soltanto sottolineare che le offerte materiali non sono l'unico tipo di donazione. I buddisti attribuiscono grande importanza alla lode e all'insegnamento della Legge, e alla capacità di allontanare la paura e di offrire pace alla mente. Limitati come sono, i beni materiali non possono offrire la salvezza definitiva e le offerte di questo tipo aiutano un individuo solo per un breve periodo di tempo. [...] è invece necessario offrire coraggio a coloro che, pur potendosi guadagnare la vita, cadono in una disperazione così profonda da perdere la volontà di vivere: il coraggio, infatti, elimina la paura e l'angoscia, e dà la speranza e la tranquillità» (D. Ikeda, La vera entità della vita, Esperia, 1996. p. 178). Una delle pratiche fondamentali per l'ottenimento della Buddità, vale a dire per la risoluzione delle sofferenze e, quindi, delle paure, è, dunque, dare coraggio e tranquillità di mente agli altri esseri. Ma come è possibile praticare l'offerta del coraggio se, per primi, si vive nell'ansia e nella paura? Il Sutra del Loto afferma, in modo rivoluzionario sia per il Buddismo theravada sia per il Buddismo mahayana, la possibilità concreta che chiunque, qualsiasi sia il suo status sociale o qualsiasi sia la sua condizione vitale, può manifestare la Buddità. Nel Sutra del Loto si legge:
«A quel tempo la fanciulla Drago porse al Budda un gioiello che aveva, prezioso come mille milioni di mondi: il Budda lo accettò immediatamente. La fanciulla Drago disse al bodhisattva Accumulo di Saggezza e al venerabile Shariputra: "Ho offerto questo prezioso gioiello e l'Onorato dal Mondo l'ha accettato: ciò non è forse accaduto rapidamente?". Essi risposero: "Sì, davvero rapidamente!". La fanciulla continuò: "Avvaletevi dei vostri poteri sovrannaturali e guardate come conseguo la Buddità. Sarà cosa persino più rapida!"» (Il Sutra del Loto, Esperia, p. 245).
L'affermazione del conseguimento istantaneo della Buddità era difficile da digerire per chi si era sottoposto a pratiche austere:
«Il bodhisattva Accumulo di Saggezza disse: "Quando osservo il Tathagata Shakyamuni, mi rendo conto che per innumerevoli kalpa egli ha portato avanti severe e difficili pratiche, accumulando meriti e virtù, cercando la via del bodhisattva senza mai riposare. Osservo che in mille milioni di mondi non c'è un solo luogo, forse anche piccolo come un seme di senape, in cui questo bodhisattva non abbia sacrificato il corpo e la vita a beneficio degli esseri viventi. Solo dopo aver fatto tutto questo, è stato in grado di completare la via della bodhi. Non posso credere che questa fanciulla nello spazio di un istante abbia effettivamente potuto conseguire la corretta illuminazione"» (ibidem, p. 243).
Una fanciulla, una bambina, aveva conseguito, così come era, l'Illuminazione - questo fatto era davvero inconcepibile per l'epoca! Ma come aveva fatto? Perché aveva ottenuto i benefici delle paramita - tra cui la capacità di donare coraggio, liberare dalla paura e donare la tranquillità di mente?
Il Sutra del Loto è scrittura e insegnamento che rivela nelle tre direzioni temporali - passato, presente e futuro - la natura fondamentale della Buddità inerente sia agli esseri senzienti sia agli esseri insenzienti. Al tempo stesso, predice la possibilità per tutti gli esseri di ottenere la Buddità nella forma presente. Tuttavia, leggendo il sutra non sembra essere affermata la pratica che rende praticamente possibile l'Illuminazione di tutti gli esseri. Nichiren Daishonin enuncia la pratica nascosta del Sutra del Loto: la pratica della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo. Nella prospettiva del Buddismo di Nichiren Daishonin la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo equivale a ottenere la Buddità allo stesso modo della fanciulla Drago. In particolare, grazie a una diversa percezione della realtà, si ottiene il beneficio di poter dare agli altri esseri tranquillità di mente privandoli della loro condizione di paura.
Solo grazie alla manifestazione dello stato vitale più alto una persona può percepire la propria e l'altrui paura come condizione transitoria. La paura non è più una morsa, ma una manifestazione temporanea della nostra vita che può illuminarsi. La manifestazione della Buddità nella nostra vita farà sì che l'individuo faccia della propria paura l'arma per donare serenità di mente agli altri esseri. L'offerta del coraggio può darsi, nella prospettiva del Buddismo di Nichiren Daishonin, solo percependo la natura illuminata, altrimenti qualsiasi buona azione sarà priva di significato: «Non devi mai cercare nessuno degli ottantamila insegnamenti di Shakyamuni e nessuno dei Budda e bodhisattva dei tre tempi e delle dieci direzioni al di fuori di te. La padronanza degli insegnamenti buddisti non ti solleverà affatto dalle sofferenze mortali fino a che non percepirai la natura della tua stessa vita. Se cerchi l'Illuminazione al di fuori di te, qualsiasi disciplina, o buona azione sarà priva di significato» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, p. 4).
Compiere buone azioni è naturalmente cosa buona. Ma non necessariamente il compiere buone azioni conduce alla strada della Buddità. Grazie alla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo si può percepire la realtà come la realtà del Budda, e solo così si attua quanto scritto nel sutra Muryogi: «[Chi abbraccia questo Sutra] realizzerà naturalmente le sei paramita senza averle praticate»; solo così si potrà realizzare la pratica dell'offerta del coraggio.
Recitando Nam-myoho-renge-kyo possiamo verificare la natura illuminata della nostra vita e della vita che ci circonda in accordo con quanto scritto nel Sutra del Loto:

Quando gli esseri viventi assistono alla fine di un kalpa
e tutto arde in un grande fuoco
questa, la mia terra, rimane salva e illesa,
costantemente popolata di dèi e uomini.
Le sale e i palazzi nei suoi giardini e nei suoi boschi
sono adornati di gemme di varia natura.
Alberi preziosi sono carichi di fiori e di frutti
e là gli esseri viventi sono felici e a proprio agio.
Gli dèi suonano tamburi celesti
creando un'incessante sinfonia di suoni.
Boccioli di mandarava piovono dal cielo
posandosi sul Budda e sulla moltitudine.
La mia pura terra non viene distrutta,
eppure gli uomini la vedono consumarsi nel fuoco:
ansia, paure e sofferenze predominano ovunque
.
(Il Sutra del Loto, Esperia, p. 303).

Questa descrizione, nella sua parte finale, ben descrive la situazione odierna nella percezione comune. Eppure, nella parte iniziale, ci dice anche altro, che la pura terra del Budda giace incontaminata nelle nostre vite e può rivelarsi in noi stessi e nel nostro ambiente. Al di là delle apparenze esiste la Buddità, nascosta nei fenomeni.
Si provi a pensare all'evenienza della vita che più suscita timore: la morte. «I due ideogrammi della parola jigoku si possono leggere come "scavare una fossa nella terra". Per colui che muore si scava una fossa, questa è jigoku. Le fiamme della cremazione sono le fiamme della sofferenza incessante. La moglie, i figli e i parenti che si affannano intorno al morto sono i guardiani dell'inferno, gli aborasetsu. I lamenti dei familiari sono le voci dei guardiani dell'inferno. Il bastone lungo due shaku e mezzo è la mazza di ferro [dei carnefici]. I cavalli e i buoi [del carro funebre] sono i demoni con testa di cavallo e di bue e la tomba stessa è la grande fortezza della sofferenza incessante. Gli ottantaquattromila calderoni sono gli ottantaquattromila bonno. Il defunto che lascia la sua casa inizia il viaggio verso la montagna della morte, e la riva del fiume su cui sostano i suoi figli devoti è il fiume dei tre passaggi. È inutile cercare l'inferno altrove.
Coloro che abbracciano il Sutra del Loto possono cambiare tutto questo. Per loro l'inferno diventa la pura terra illuminata, le fiamme ardenti si trasformano nella torcia della saggezza del corpo di retribuzione del Budda, il loro cadavere diventa il corpo della Legge del Budda e l'abisso di fuoco diventa la "grande stanza della compassione" del corpo di manifestazione del Budda. Il bastone è il bastone della realtà della mistica Legge, il fiume dei tre passaggi è l'oceano di "nascita e morte sono nirvana" e la montagna della morte è il grande picco di "desideri terreni sono Illuminazione"» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pp. 197-198).
Così scrive Nichiren Daishonin nel 1274 incoraggiando una credente di nome Goke-ama che aveva appena perso il marito. Il brano citato dà un esempio di come ciascun individuo possa, recitando Nam-myoho-renge-kyo, cambiare la realtà del proprio destino e del proprio ambiente. Con questo stato vitale è facile dissipare la paura delle altre persone. Chi recita non avrà timore, pur rimanendo la stessa persona che, prima di aver praticato il Buddismo di Nichiren Daishonin, era afflitta dalle proprie e dalle altrui paure. Percependo la Buddità naturalmente sarà in grado di praticare la paramita dell'offerta del coraggio.
Scrive Daisaku Ikeda: «Quando un essere umano recita Nam-myoho-renge-kyo fonde la propria vita con la Legge mistica e contemporaneamente entra in perfetta armonia con la grande vita cosmica. [...] Un brano di Risposta a Kyo'o afferma: "Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può essere di ostacolo? ... Ovunque tua figlia possa giocare sarà libera dalla paura come il re leone". Anche noi comuni mortali saremo infine in grado di ottenere lo stato di Illuminazione (che il suddetto brano sottintende) se coltiveremo la nostra fede basandoci sul Gohonzon. "Riceverete naturalmente i benefici delle sei paramita" significa proprio questo. Il defunto presidente Josei Toda diceva: "Combatterò per aiutare le persone a raggiungere quella condizione piena e possente che permetterà di vivere come più desiderano, immerse nel grande oceano dei benefici, indosserò l'abito della pazienza e brandirò la spada della compassione"» (D. Ikeda, op. cit., pp. 188-89).
Il Buddismo, nella sua storia, ha analizzato a fondo i fenomeni per capire e abbattere le cause della sofferenza. Al giorno d'oggi ci insegna che attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo si può guardare e gustare il mondo come il mondo di Budda e, grazie a questa consapevolezza, si è in grado di donare la tranquillità di mente a chi vede la «terra consumarsi nel fuoco» una terra dove «ansia, paure e sofferenze predominano ovunque». E si può rispondere alla domanda del Budda: «Come posso far sì che tutti gli esseri viventi accedano alla via suprema e acquisiscano rapidamente il corpo di Budda?»

(Il Sutra del Loto, Esperia, p. 305).

(Renato Spaventa - tratto da "Buddismo e Società" n° 104 Giugno 2004 )




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